Anteprima

“Signorina Paola Del Poggio, anche questa volta sono costretta a bocciarla. Si presenti quando si sarà preparata in maniera adeguata. Buona giornata.”

In università girava una voce, quando la Professoressa Pizzobono bocciava, il che succedeva spesso, aveva poi un orgasmo.

Non sapevo se ciò fosse vero, ma di certo il suo sorriso non era per nulla dispiaciuto, anzi sembrava quasi che un certo compiacimento sadico trapelasse fra le sue labbra. Che non fossi una studentessa modello era un discorso, che lei però fosse una stronza è fin troppo palese.

In ogni caso la salutai e m’alzai senza far trapelare la mia voglia di strozzare quella gran puttana, con tutto il rispetto per la categoria, della Pizzobono. Dire inoltre che fosse brutta è esser buoni, cinquant’anni mal portati, vestita in maniera ottocentesca, un viso che non aveva mai detto nulla di buono, un corpo senza senso.

In altre parole la classica zitella inscopabile piena di rancori con tutto il mondo.

Appena uscita dall’aula dell’esame mi fermai a parlare con quella che era una delle prossime vittime della Pizzobono cercando di farle un po’ di coraggio. Poi girovagai per l’ateneo pensando che in fondo era colpa mia che m’ero tenuta quell’esame per ultimo, fra l’altro senza aver nessuna idea per la tesi. Non avevo neanche una gran media e tenuto conto che con quella un diciotto era oro colato, di certo avrei dovuto fare una gran tesi per uscire con un voto decente.

Me ne stavo uscendo dall’università quando mi sentii chiamare da una voce purtroppo ben nota. Era la Pizzobono che con la sua immancabile borsa di pelle mi chiamava dandomi della signorina dal fondo della scalinata.

“Si Professoressa mi dica.” le risposi cercando di essere calma e tranquilla. “Vorrei dirle qualche parola in privato, le va bene davanti ad un caffè?”

“Certamente, però permetta che lo offra io e che non lo prenda come un tentativo di corruzione.” Risposi senza pensarci due volte anche se non capivo a cosa fosse dovuto quell’invito così inaspettato. In ogni caso ci recammo in un bar, ed una volta sedute aspettai la sua mossa. “Signorina è la seconda volta che la boccio.” iniziò a dire con la sua solita voce inespressiva “So

che il mio è l’ultimo esame che le rimane prima della tesi e che non ha contattato nessun docente per questa. So anche che sì è guadagnata un paio d’esami facendo la ragazza non proprio dalla condotta irreprensibile, uno di questi l’ha dato con l’assistente del Professor Sisti e non mi chieda come ne sono a conoscenza.”

Brutta bastarda !

Va bene che avevo fatto sesso con un paio d’assistenti per poi fare degli esami che erano delle farse, ma detto fra noi erano anche dei bei fusti. Insomma avevo unito l’utile al dilettevole.

“Quindi signorina lei non è certo in una posizione direi molto comoda ed avevo pensato che le converrebbe accettare la mia proposta.”

“E quale sarebbe ?” chiesi in preda alla rabbia più pura.

“Visto che lei fa sesso per un bel voto lo dovrebbe fare anche con me.”

Rimasi sbigottita davanti a quelle parole e ci misi del tempo per riuscire ad aprire bocca, anche senza aver del tutto collegato il cervello.

“Mi scusi ha detto ?”

“Ha capito benissimo signorina, lei viene a letto con me ed io le do un bel voto al prossimo esame.” Cercai di ragionare in fretta riuscendoci malissimo. Che fossi una ragazza diciamo molto aperta era fin troppo risaputo, ma la persona che avevo davanti mi faceva solo ribrezzo e non solo per quello squallido ricatto. E non era neanche per il fatto che fosse una donna in quanto avevo già avuto anche esperienze lesbiche con alcune mie coetanee. Ma non sapevo cosa poteva chiedermi una volta a letto una donna del genere, e che di sicuro non sarebbe stato piacevole farlo con lei. Ma ero anche con le spalle al muro e non potevo permettermi d’avere troppo la puzza sotto il naso.

“Posso chiederle il perchè.” dissi cercando di prendere tempo.

“Lei è molto graziosa e si sa anche disponibile. Ma soprattutto son certa che se accetterà non deluderà poi le mie aspettative. Sia inteso non sono una sadica o cose del genere, quindi stia tranquilla che non la legherò o frusterò o altre amenità del genere, solo sesso, puro e semplice.” Quello che mi dava sui nervi era il suo tono monocorde che non faceva trapelare nessuna emozione.

La sua voce era uguale a quando spiegava in facoltà, ma qui non parlava certo di materie culturali. “E sarebbe solo per una sera ?”

“Certo una sera, anzi venerdì per essere precise.”

“Accetto mi dica solo dove devo andare.” le dissi cercando di convincere me stessa che era l’unica soluzione logica e razionale.

“Questo è il mio biglietto personale.” mi rispose dandomi un cartoncino bianco “Venga vestita da collegiale sullo stile dei fumetti giapponesi, sa ho i miei gusti.”

“Certamente sarà accontentata anche in questo.”

La vidi alzarsi per andarsene lasciandomi seduta col suo biglietto fra le mani a pensare a cosa sarei andata incontro venerdì, ma ormai era fatta e non c’era possibilità di ripensamento. Pensai che in fondo ero in un certo senso fortunata in quanto era già mercoledì, e che quindi ben presto mi sarei tolta quel peso dallo stomaco prima che divenisse insopportabile.

Ma finii col passare tutto il tempo che mi separava da quell’incontro chiusa in camera. Poi venerdì pomeriggio uscii dallo stato catatonico nel quale ero entrata, mi feci una lunga doccia prima di darmi una bella pulita al corpo ributtarmi poi nuovamente sotto la doccia come se cercassi di pulirmi l’anima.

Ripensando alla sua richiesta per quanto riguardava il mio abbigliamento, che non avevo nessun problema ad accontentare, non riuscivo a capire a cosa servisse se non ad appagare qualche strana perversione. In ogni caso misi un push-up che valorizzava il mio scarso seno, un perizoma di dimensioni minime, calze sotto il ginocchio ed una camicetta, il tutto bianco. Poi indossai una mini a scacchi plissettata che arriva giusto sotto le chiappe ed infine un paio di ballerine in vernice nera. Mi coprii con uno spolverino, per non sembrare una poco di buono, ed uscii di casa. Il viaggio in autobus non fu lungo, ed una volta scesa dal mezzo feci qualche isolato a piedi per arrivare a casa della Pizzobono. La stronza abitava all’ultimo piano di un palazzo col portone rotto, ma per fortuna c’era l’ascensore e così mi ritrovai davanti alla sua porta, presi un bel respiro e suonai.

Ebbi la netta sensazione di essere squadrata attraverso lo spioncino ma durò solo un attimo prima che la porta si aprisse con un cigolio.

“Entri signorina, la stavo aspettando.” mi disse restando nascosta dietro la porta e facendomi fretta come se avesse paura che qualcuno mi potesse veder entrare e poi pensare chissà ché.

L’appartamento era scarsamente illuminato e la seguii senza far caso a qualcosa in particolare fino a quando non mi ritrovai in un salotto e lei accese tutte le lampadine di un grosso lampadario. La Pizzobono indossava una lunga vestaglia di seta nera che la rendeva quasi sexy, e si era anche truccata cosa che non faceva mai quando veniva all’università, risultando meno brutta del solito.

Tolsi lo spolverino sistemandolo su di una sedia e lei non tardò a farmi i complimenti.

“Lei è davvero incantevole, la giusta unione di sacro e profano, direi che sfiora la perfezione.” “Mi scusi, già la situazione non è delle più semplici.” dissi mentre lei mi guardava quasi estasiata “A dirla in poche parole non ho mai fatto sesso dando del lei, insomma è un po’ assurdo non trova ?”

“Certo ha ragione … scusa hai ragione, Paola, diamoci pure del tu ed usiamo i nostri nomi.” “Magari se mi dici il tuo …”

“Anna, so che mi chiamate in maniere poco educate, ma in ogni caso il mio nome è Anna.” In effetti aveva più soprannomi lei che tutti gli altri docenti messi insieme, e nessuno era un complimento.

“Ok Anna.” dissi mentre mi appoggiavo ad un tavolo chinando leggermente la schiena per mettere in mostra quello che è il mio ‘pezzo forte’, cioè il sedere “Perchè non la pianti di parlare e passi ai fatti.”

In realtà ero un po’ stanca di quella situazione così immobile, ma ero anche curiosa di sapere cos’avrebbe voluto da me. Lei m’alzò la mini scoprendomi del tutto le chiappe, poi cominciò a toccarmele quasi sfiorandole coi polpastrelli per finire con una piccola sculacciata senza alcuna forza. Per un attimo ebbi la netta impressione che volesse giocare all’insegnante con la cattiva alunna, ma bastò che la sua mano scendesse di poco per farmi capire quanto sbagliassi. Senza spostare il perizoma, Anna iniziò a sfiorarmi la passera con sempre maggior intensità, ma sempre

con un tocco delicato ed eccitante. M’aspettavo da un momento all’altro che mi ficcasse due dita dentro, ed invece lei continuò a toccarmi in quella maniera così femminile. Mi rilassai completamente iniziando a provare una sempre maggior eccitazione, sino a quando una pacca sul sedere non mi riportò alla realtà.

Alzai la schiena di scatto e girandomi ritrovai la sua faccia davanti alla mia. Non so come ma ebbi l’impulso irrefrenabile di baciarla, così le passai una mano dietro la testa e le spinsi la bocca contro la mia. Di certo la presi di sorpresa, ma poco dopo le sue labbra s’aprirono e le nostre lingue cominciarono a sfiorarsi con sempre più passione. Non m’importava più sapere o pensare chi avevo davanti, che avevo sempre considerato quella donna una perfetta stronza e per di più sfigata, in quel momento volevo solo godere.

Anna mi portò in camera da letto dove fece cadere a terra la vestaglia sorprendendomi con la sua mise. Indossava un bustino in raso dal quale i suoi seni traboccavano, delle culottes dalle quali spuntavano i lacci del reggicalze ai quali ve ne erano attaccate un paio piene di pizzi e ricami. Il tutto era nero e contrastava ancor di più con la sua pelle chiara. Mi spogliò completamente con serafica calma, poi ci sdraiammo ma le fui subito sopra in preda ad un incontrollabile raptus erotico. La baciai di nuovo prima di scendere con la bocca sul seno, che seppur un po’ cadente era sodo con due capezzoli che spiccavano turgidi. Li succhiai con ingordigia mordendoli un po’, ma senza affondare i denti, ma ero troppo curiosa di sapere com’era fatta ‘li’. Quando le mie mani arrivarono sui suoi fianchi lei inarcò il sedere e così le sfilai le culottes. Anna aveva una passera a dir poco molto sviluppata, e le grandi labbra già gonfie non facevano che farla sembrare ancor più maestosa. Ma fu il vederla quasi del tutto depilata, ad eccezione di un piccolo triangolo di peli appena sopra lo spacco, a stupirmi visto che l’avevo sempre considerata una persona trasandata. Ed invece era molto più femminile di me con la sua lingerie d’alta classe che sapeva portare poi come una gran dama. “Leccami voglio godere.”

Me lo disse come se fosse un ordine al quale non potei che ubbidire, così m’accucciai fra le sue gambe iniziando a baciare quel fiore di carne così invitante. Il solo passarle la lingua fra quelle labbra così grandi mi dava i brividi, sentirla poi gemere ad ogni mio passaggio mi eccitava oltre ogni misura. Era come se il vederla godere desse piacere anche a me, e poco contava che pensassi solo a lei. La portai sino alla soglia dell’orgasmo, il suo respiro era affannoso quando le infilai due dita dritte nella micina facendola sobbalzare dal piacere. Anna mi spinse ancor di più la faccia contro il suo sesso, ma forse ero più io a non voler mollare la presa ormai desiderosa di farla venire. Quando arrivò all’apice del piacere lo fece urlando dimenticandosi ogni pudore, mi riempì la bocca col suo nettare che bevvi fino all’ultima goccia per poi portarlo alla sua. Non ci fu bisogno di dire nulla, le sue labbra s’incollarono alle mie e le nostre lingue danzarono sino ad essere esauste.

Quando s’alzo fu per prendere una piccola valigetta in metallo che depose vicino a me senza aprirla. “Dai tira su il culo, lo hai bellissimo e sono certo che lo sai.” mi disse accarezzandomi il viso.

Mi misi carponi e lei fece passare una mano sotto la mia pancia per arrivare alla fica e tornare a farmi quel dolce massaggio che prima m’aveva fatto impazzire. Solo che adesso accompagnava il suo bel tocco con una piccola sculacciata, nulla di doloroso, anzi sentivo che mi stavo eccitando ancor di più. Quando non mi colpiva le natiche faceva passare la sua mano su di esse con dei lenti movimenti circolari, come a lenire il dolore che m’aveva procurato poco prima.

Mi ero di nuovo rilassata quando Anna aprì la valigetta sconvolgendomi col suo interno. Dentro infatti c’erano cinque dildi di vetro dalle forme più bizzarre, ma un paio mi colpirono per la loro dimensione che considerai gigantesca.

“Stai tranquilla, non ti farò alcun male, voglio solo godere di te.” mi disse per tranquillizzarmi. Ma quando le vidi prendere quello centrale, che era anche il mediano per dimensioni, un po’ m’irrigidii lo stesso. Anna però invece di penetrarmi subito lo fece passare nello spacco della mia passera, bagnandolo coi miei umori e facendomi di nuovo salire di giri. Ora erano le mie grandi labbra a schiudersi del tutto lasciando il clito in balia di quell’oggetto in vetro così perfettamente liscio che solo la sua mano rendeva così piacevole.

“Basta ti prego mettimelo dentro !” le gridai non reggendo più lo stare in quello stato che precede l’orgasmo.

Anna allora m’aprì il buchetto con una mano e ci lasciò cadere della saliva, io credetti che volesse infilarci dentro un dito per eccitarmi ancor di più, ed invece mi sodomizzò quasi brutalmente col dildo.

“Ahh non così mi fai male !”

“Volevi qualcosa dentro e t’ho accontentata, così impari a chiedere ciò che non ti spetta.” mi rispose con un filo di rabbia.

Mi spinse il fallo fino in fondo facendo urlare di nuovo, ma ormai avevo capito chi comandava quel gioco e non dissi nulla. Con molta calma lo fece scorrere un paio di volte ed iniziai di nuovo inevitabilmente a godere, così lei mi disse di continuare da sola, ed io allungai la mano e cominciai a masturbarmi mentre lei riprendeva a toccarmi la fica. Non dissi nulla neanche quando prese un altro dildo e vidi che si trattava di uno dei due extralarge.

Anna fece passare anche questo nel mio spacco, e quando sentii che stava per infilarlo dentro ebbi un sussulto.

“No ti prego due insieme no, non l’ho mai fatto.”

“Sarà anche vero.” mi rispose sorridendo “Ma la tua fica dice che vuol godere.”

Mi penetrò lentamente, ogni suo movimento era fatto per farmi sentire quel mostro di vetro in ogni angolo dell’utero, puntando spesso a quel sottile lembo di carne che separa la fica dalla cavità anale. Ormai avevo smesso di masturbarmi lasciandomi più di mezzo dildo nel culo ed aggrappandomi alla testiera in ferro del letto con entrambe le mani.

Anche se non volevo darlo a vedere stavo godendo.

Godevo con ogni parte del mio corpo come se questo si fosse concentrato fra le gambe e non volesse altro che sentire tutto quel fallo dentro.

Ed il dildo entrò in tutta la sua grandezza rendendomi una bambola nelle mani di chi non voleva altro che giocarci come meglio credeva. Rimasi un attimo senza fiato non avendo mai provato non solo una doppia penetrazione, ma neanche un simile gigante nella mia passera. Quando aprii la bocca fu per urlare tutto il mio piacere ormai incontenibile, ed allora Anna cominciò a fottermi con sempre più veemenza.

La sentivo dirmi che ero solo una puttanella in calore, ma pensavo solo a godere sino a quando l’orgasmo non mi travolse in un lungo e violento abbraccio che spense ogni luce. Credetti quasi di svenire tanto era il piacere che mi stava sommergendo, ma rimasi come ancorata al letto mentre la mia professoressa fermava la sua mano ed iniziava a leccarmi mi fra le gambe.

Pensai un attimo a quanto la odiavo prima di quella sera e di tutti gli accidenti che le avevo mandato dopo ogni bocciatura. Ora quella donna era dietro di me che mi trattava si come una prostituta, ma facendomi godere come mai nessuna mia amica c’era riuscita.

Quando mi ripresi mi girai e la buttai sul letto per baciarla, lei fu quasi sorpresa da quel mio gesto, ma poi si lasciò andare alle mie coccole che diventarono sempre più insistenti. In cuor mio speravo di ricambiare lo stesso trattamento a cui mi aveva sottoposta lei, ma non osai prendere nessun dildo pur avendoli vicini a me. Finimmo invece in un lungo sessantanove invertendo spesso le posizioni, se la sua lingua era molto più esperta della mia, ma io ero più vorace, come se volessi farla godere sempre di più.

Ci ritrovammo sfinite una al fianco dell’altra, senza più forze ma con la gioia di chi ha dato e ricevuto il massimo possibile. Quando mi alzai fu quasi come rompere un incantesimo, ma si era fatto tardi e dovevo rientrare a casa.

Prima di farmi uscire mi consegnò un foglietto sul quale c’erano scritte le domande che m’avrebbe fatto al prossimo esame, e non potei non chiederle se ci saremmo riviste al di fuori dell’università. “E chi lo sa !” mi rispose quasi sorridendo “Ma non penso che ci vorranno altri ricatti per portarti da me anche se mi danno quel pizzico in più di perversione a cui non so resistere.”

Anna insistette per chiamarmi un taxi che volle poi pagare lei dopo aver chiesto quanto sarebbe costata la corsa. Mentre tornavo a casa ripensai in continuazione ad Anna, ma ebbi sempre la sensazione che ci saremmo riviste ben presto, e non solo per l’esame.